Conosci l’attenzione selettiva? Sapere cos’è ti aiuterà a sentirti meno ansioso.

Hai mai sentito parlare di attenzione selettiva? In questo articolo ti spiego di cosa si tratta e come questa può incidere negativamente nel circolo vizioso dell’ansia.

Con l’attacco di panico, il corpo diventa il protagonista principale, il teatro dove si verifica una scarica energetica di grandi proporzioni. Ed il corpo rimane l’oggetto principale del ricordo dell’esperienza, ossia le persone non ricordano cosa stavano esattamente pensando quando si è verificato, ma ricordano cosa hanno provato in quel momento: tremori, tachicardia, stordimento, senso di svenimento, brividi, sensazione di asfissia, paura di perdere il controllo o di morire e tutta la gamma di sensazioni corporee sgradevoli che chi ha avuto un attacco di panico conosce bene.

Quando è avviene l’attacco di panico, la persona presta attenzione in modo “selettivo” al proprio corpo al fine di cogliere i primi segnali di ansia.

Ad esempio, si concentra sulla respirazione per verificare se respira bene e se ha abbastanza aria. Queste persone etichettano l’affanno e la mancanza di aria come segni di soffocamento. Per evitare di morire soffocati respirano profondamente e controllano il proprio respiro per prevenire le conseguenze temute. In realtà, facilitano così i sintomi dell’iperventilazione come capogiri, fenomeni dissociativi, aumento della mancanza di respiro.

Se l’idea era quella di prevenire un attacco di panico, in realtà attiva egli stesso i sintomi dell’ansia.

Le conseguenze negative dell’attenzione selettiva al proprio corpo sono:

  1. vivere in uno stato di continua tensione ed allerta
  2. ti concentri sul tuo corpo
  3. non sei attento a ciò che ti circonda
  4. percepisci sensazioni che in realtà non avvertiresti se si concentrassi sul mondo esterno
  5. hai paura dei sintomi che avverti e tendi a pensare alle cose peggiori
  6. attivi e mantieni i circoli del panico

L’attenzione selettiva al proprio mondo interno e alle proprie sensazioni non fa che alimentare il malessere.

Per questo diventa molto importante fare una vera e propria azione di “distrazione” dall’attenzione eccessiva verso i sintomi ed il proprio corpo. Come si può fare questo? Nel modo più svariato:

-puoi iniziare a mettere in ordine alfabetico una serie di riviste

-puoi iniziare a contare partendo da 100 e togliendo 3 numeri alla volta (100-97-94-91 etc…)

-puoi ricercare nell’ambiente che ti circonda tutti gli oggetti con forma rotonda

…insomma puoi trovare tanti modi per “ingannare” la tua mente.

Vedrai che inizierari a sentirti meglio.

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Scopri come l’ansia e l’attacco di panico condizionano la tua vita

Quando sei particolarmente ansioso e hai un attacco di panico finisci per condizionare la tua vita.

Se non sai come uscirne, non fai che peggiorare il tuo malessere.

DIVENTI vittima dei tuoi pensieri non controllati che si trasformano in UNA TRAPPOLA.

Ti senti teso, hai il batticuore e magari non riesci ad addormentarti? Magari puoi vivere tutto questo perché presto diventerai genitori e sta per nascere tuo figlio.

Sei agitato e hai paura di fallire? Forse hai questa paura perché ti stai presentando ad un colloquio di lavoro che è un’occasione importante della tua vita lavorativa.

Non vuoi più passare in una via poco frequentata perché hai troppo paura? Hai letto la cronaca locale e c’era un articolo in cui venivano descritti scippi ed aggressioni che si sono verificate nelle ultime settimane.

Questi sono alcuni esempi che ci mostrano come la paura e l’ansia non necessariamente sono da considerare dannosi, ma al contrario possono essere stimolanti e positivi per noi.

La paura di fare brutta figura nel colloquio di lavoro ci stimolerà a non abbassare la guardia e a mostrare agli altri il lato migliore di noi stessi.

Ti agita passare per quella via dove si sono verificate le aggressioni? Bene forse avremo evitato la possibilità reale di subire un’aggressione.

Queste ansie e queste paure sono nostre alleate e dobbiamo imparare ad accettarle come tali.

Quando, invece, ansie e paure sono dannose per il nostro benessere psicofisico?

Le paure che possono scatenarsi in seguito possono davvero essere tante proprio perché ognuno porta con sé il proprio vissuto soggettivo e la propria situazione personale.

Lorena teme di stare male nei luoghi affollati. Marco ha paura di morire. Tonino teme di essere gravemente malato. Anna non vuole più uscire da sola. Francesca ha paura di viaggiare. Tiziana ha paura di essere giudicata e considerata debole.

Qualunque sia la paura che sopraggiunge dopo, limiterà fortemente la loro vita. Impatterà negativamente sulla loro indipendenza e autonomia e sulla qualità della loro vita. Impatterà sulle relazioni con le persone che stanno loro accanto che non sanno come essere d’aiuto o sbagliano nel loro modo di aiutare.

Lorena non vuole più andare nelle discoteche a scaricare la sua spensieratezza di ventenne. Marco pensa che potrebbe morire improvvisamente lasciando moglie e figli…chi provvederebbe a loro? Tonino cerca in tutti i modi di trovare da qualche parte del suo corpo, nascosta chissà dove quella cellula maledetta impazzita. Anna ha costretto il suo compagno ad essere la sua ombra, non potrebbe vivere senza. Tiziana sa che non ha nessuna malattia fisica, ma è debole, senza spina dorsale, incapace di controllare i suoi nervi.

Immagini quali altri neri pensieri offuscheranno la mente di queste persone? Immagini come ci si possa sentire?

Non accettare passivamente di subire la tua ansia che condiziona negativamentele tua vita ed il tuo benessere psicofisico.

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L’amigdala batte 1-0 la corteccia quando sei sopraffatto dal panico

L’amigdala può essere paragonata ad una sorta di “centralina” di allarme del nostro sistema di pericolo. Essa si attiva quando ci troviamo di fronte a una situazione minacciosa.

In fondo dobbiamo ringraziarla se ci avverte dei pericoli che possono minacciare la nostra incolumità.

Attivando il sistema nervoso simpatico, prepara l’organismo ad attaccare o a fuggire da una situazione di pericolo o minacciosa.

Peccato che se tutto questo meccanismo era perfetto per i nostri antenati che realmente affrontavano quasi ogni giorno situazioni reali di pericolo fisico, oggi che i pericoli sono diventati più simbolici che reali, tutta questa attivazione fisiologica viene percepita come un malessere.

Se non c’è un reale pericolo e l’amigdala suona il campanello dell’allarme:

-i nostri muscoli delle gambe non saranno percepiti come pronti per attivarsi ma come tesi e contratti

-i nostri bronchi ci porteranno a iperventilare

-l’iperventilazione porta ad abbassare i livelli di anidride carbonica nei polmoni e quindi nel sangue.

Questo porta al cambiamento di pH del sangue (alcalosi) che a sua volta porta a tanti altri sintomi, come formicolio o intorpidimento, vertigini e stordimento.

-non capiremo il motivo della nostra tachicardia o la attribuiremo ad altre ragioni

– non comprenderemo la cessazione della circolazione sanguigna periferica a favore di quella centrale, ma percepiremo solo la freddezza delle estremità delle mani e dei piedi.

Nell’evoluzione del nostro cervello si è formata un’altra parte molto importante che rappresenta l’area più razionale e abile di tutte: la corteccia.

La corteccia, nello specifico quella prefrontale che è coinvolta nella pianificazione esecutiva e ha lo scopo di rivalutare la minaccia, prestare attenzione, aiutare a controllare gli impulsi, risolvere i problemi, riflettere sulle conseguenze delle nostre decisioni.

Potremmo dire che è il nostro cervello pensante.

La corteccia prefrontale, per questi motivi, è cruciale per il funzionamento sano e produttivo della persona nella vita di tutti i giorni.

Quella stessa corteccia che viene messa ko quando hai un attacco di panico e che di fronte a un leone ti farebbe buttare in acqua anche se non sai nuotare. O che ti fa paralizzare e rimanere immobile.

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Tutta colpa dell’amigdala! Cosa succede dentro di te quando hai un attacco di panico.

Se vuoi trovare un responsabile di tutte le sensazioni corporee sgradevoli che vivi durante un attacco di panico segna pure questo nome: AMIGDALA. Cosa è l’amigdala?

L’amigdala è un piccolo nucleo a forma di mandorla che fa parte del sistema limbico, che è una delle aree più antiche del nostro cervello.

Se volessimo paragonarla a qualcosa, la potremmo considerare come una sorta di “centralina” di allarme del nostro sistema di pericolo: si attiva quando ci troviamo di fronte a una situazione minacciosa.

Ma non dobbiamo, in fondo, essere vedere un nemico in essa. Del resto si è rivelata essenziale per la nostra sopravvivenza sin dalla preistoria.

L’amigdala ha avuto e ha tuttora il compito di favorire la comparsa di reazioni d’allarme rapide di fronte a pericoli o situazioni minacciose, che possono presentarsi in modo autonomo, indipendentemente dai ragionamenti consapevoli, ed è proprio grazie a questa velocità che ha potuto garantire la sopravvivenza degli esseri umani.

Possiamo dire, sinteticamente, che il ruolo dell’amigdala è quello di attivare il nostro sistema nervoso simpatico, che fa parte del sistema nervoso autonomo, chiamato così perché indipendente dai nostri ragionamenti e dalla nostra volontà.

Il sistema nervoso autonomo è composto da due vie, simpatico e parasimpatico, che decorrono ai lati della colonna vertebrale.

Consistono in tutta una serie di innervazioni che dal midollo spinale giungono agli organi periferici.

Il sistema nervoso simpatico (SNS) è finalizzato a preparare l’organismo ad attaccare o a fuggire da una situazione di pericolo o minacciosa. Infatti:

-dilata le pupille, per vedere più in profondità,

-aumenta il battito cardiaco per essere più pronti all’attacco o alla fuga

-dilata i bronchi per aumentare la scorta di ossigeno che serve per correre

-aumenta la tensione muscolare delle gambe per essere più pronti a reagire

-inibisce l’attività digestiva perché convoglia la circolazione sanguigna in distretti corporei più importanti per difendersi o attaccare

– aumenta la secrezione dell’adrenalina da parte del surrene per preparare lo stato di allerta

-stimola il rilascio del glucosio da parte del fegato, per avere maggiore scorta di zuccheri e, quindi, di energia.

L’amigdala, in ultima analisi, scatena il tuo attacco di panico. Il piccolo nucleo a forma di mandorla ti mette ko perché ti avverte che c’è un pericolo che ti può minacciare.

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