L’amigdala può essere paragonata ad una sorta di “centralina” di allarme del nostro sistema di pericolo. Essa si attiva quando ci troviamo di fronte a una situazione minacciosa.

In fondo dobbiamo ringraziarla se ci avverte dei pericoli che possono minacciare la nostra incolumità.

Attivando il sistema nervoso simpatico, prepara l’organismo ad attaccare o a fuggire da una situazione di pericolo o minacciosa.

Peccato che se tutto questo meccanismo era perfetto per i nostri antenati che realmente affrontavano quasi ogni giorno situazioni reali di pericolo fisico, oggi che i pericoli sono diventati più simbolici che reali, tutta questa attivazione fisiologica viene percepita come un malessere.

Se non c’è un reale pericolo e l’amigdala suona il campanello dell’allarme:

-i nostri muscoli delle gambe non saranno percepiti come pronti per attivarsi ma come tesi e contratti

-i nostri bronchi ci porteranno a iperventilare

-l’iperventilazione porta ad abbassare i livelli di anidride carbonica nei polmoni e quindi nel sangue.

Questo porta al cambiamento di pH del sangue (alcalosi) che a sua volta porta a tanti altri sintomi, come formicolio o intorpidimento, vertigini e stordimento.

-non capiremo il motivo della nostra tachicardia o la attribuiremo ad altre ragioni

– non comprenderemo la cessazione della circolazione sanguigna periferica a favore di quella centrale, ma percepiremo solo la freddezza delle estremità delle mani e dei piedi.

Nell’evoluzione del nostro cervello si è formata un’altra parte molto importante che rappresenta l’area più razionale e abile di tutte: la corteccia.

La corteccia, nello specifico quella prefrontale che è coinvolta nella pianificazione esecutiva e ha lo scopo di rivalutare la minaccia, prestare attenzione, aiutare a controllare gli impulsi, risolvere i problemi, riflettere sulle conseguenze delle nostre decisioni.

Potremmo dire che è il nostro cervello pensante.

La corteccia prefrontale, per questi motivi, è cruciale per il funzionamento sano e produttivo della persona nella vita di tutti i giorni.

Quella stessa corteccia che viene messa ko quando hai un attacco di panico e che di fronte a un leone ti farebbe buttare in acqua anche se non sai nuotare. O che ti fa paralizzare e rimanere immobile.

Condividi per diffondere un’informazione che può aiutare a capire meglio il meccanismo dell’attacco di panico.

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